martedì 15 gennaio 2013

Antifascismo e competenza


Può veramente un candidato alle elezioni ritenersi NON COMPETENTE sul tema del fascismo e soprattutto dell'antifascismo?
Può nel 2013 questo tema essere considerato ancora di attualità? Può vincolare un dibattito politico?
A mio avviso si e no, forse, ma.
Prima cosa, per me la distinzione tra destra e sinistra, quella si, è ormai desueta, stantia, legata ad ideali, ideologie e schieramenti troppo poco definiti, dai confini troppo labili, dalle troppe commistioni.
Capitalismo e comunismo ormai hanno fallito, ampiamente, in maniera drammatica, inequivocabile.
La contingenza attuale richiede scelte chiare, che vadano a prendere provvedimenti anche drastici, ma soprattutto un nuova generazione di politici dal linguaggio magari meno nostalgico ma enormemente più coerenti, capaci ed ovviamente onesti.
Ma il valore dell'antifascismo, è ancora un valore da salvaguardare?
Si, certo che si, assolutamente si.
Un valore trasversale che va al di là dello schieramento, delle bandiere, delle celebrazioni.
Un'idea, un ideale, una spinta a lavorare sempre e comunque tenendo conto di ciò che è stato e di ciò che non dovrà essere, mai più.
Anche la cosiddetta nuova destra dovrebbe dimostrare una adesione non solo di facciata a questi discorsi, perché affrancarsi, emanciparsi da un tale passato non può che portare giovamento alla credibilità delle coalizioni più conservatrici.
Certo, non è un argomento su cui basare, oggi, una campagna elettorale, ma non perché (o non solo perché) sia fuori moda o anacronistico, bensì perché al miglioramento della cosa pubblica dovrebbero concorrere solo forze politiche che con percorsi e programmi differenti, avessero a monte aderito al valore dell'antifascismo.
Come è possibile partecipare ad elezioni democratiche senza negare di avere ideologie antidemocratiche?
Come è possibile ambire a governare un paese a cui il fascismo ha fatto così tanto male (e comunque la si veda sul discorso “attualità dell'antifascismo” lo continua a fare tuttora) senza prendere IMMEDIATAMENTE le distanze da un così ingombrante passato?
A tutti compete la scelta, a chiunque, in qualunque ambito della propria vita compete porsi in modo critico di fronte a determinate posizioni.
Come si può accettare una NON competenza su un argomento così importante? A memoria, è dai tempi di Ponzio Pilato che non si ricorda un tale vergognoso lavaggio di mani.
Meglio, piuttosto, chi certi valori non solo non li condivide, ma li critica e li combatte.
Meglio, ahimè, chi col fascismo vuole tornare alla carica di chi di fronte a certi temi risponde con l'indifferenza.

Domanda: volevamo sapere se sei antifascista
Risposta: a me non compete questo argomento.

Questi sono i fatti, questa la risposta agghiacciante, questa la posizione.
Non è il problema dell'apertura a questo o quel movimento estremista, su quello si può discutere ed essere più o meno favorevoli.
È l'arroganza di chi si ritene super partes rispetto ad argomenti di cui invece dovrebbero essere pregni i discorsi e le motivazioni di chi si vuole candidare ad una carica pubblica.
Una arroganza che discredita ciò che di valido è stato, più che fatto, proposto od urlato in anni di campagna elettorale mascherata in un blog.



1 commento:

Riccardo Gallazzi ha detto...

Credo che esser antifascisti oggi non sia un privilegio ma un obbligo, come pure ammettere che ci sono state delle dittature. Pol pot, Stalin, Pinochet e molto altro ancora che ignoro. Per inciso, conoscere queste cose è un dovere e io per primo qui sbaglio data la mia pochezza in materia.
Aver coscienza di queste barbarie è il primo passo affinché non accadano di nuovo; il secondo è ripudiarle completamente.

Credo - anzi sono sicuro - che tra i candidati ci sia gente che non disprezzi ancora il saluto romano.

Ovviamente, prima delle idee politiche, bisogna fare una cernita delle idee sul fascismo e sugli -ismi.